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CONCERT - Amoyal | Camerata de Lausanne | singer & fischer

L'Express / L'Impartial | novembre 2016

La Société de musique de Neuchâtel (SocMus) ouvrait sa saison vendredi soir au temple du Bas. Poursuivant sa mue, elle offre une nouvelle collaboration avec les Concerts de Camille. On s’en réjouit, tout comme le nombreux public venu écouter les deux musiciens neuchâtelois André Fischer (guitare) et Sébastien Singer (violoncelle) accompagnés par la Camerata de Lausanne et son chef charismatique Pierre Amoyal. 

Complices, les deux solistes s’emparent du Concerto pour deux mandolines de Vivaldi transcrit par leur soin pour violoncelle et guitare. André Fischer, dont la guitare est amplifiée, met sa partie très en relief. L’ornementation est élégante et précise. Il mêle sa virtuosité à celle de Sébastien Singer. C’est dans le Concerto pour bandonéon (violoncelle) et guitare de Piazzola que la magie s’opère entre la Camerata de Lausanne et les deux solistes. Musique intime, douloureuse et nostalgique, la sensibilitédes musiciens, leur lyrisme qui n’est jamais ostentatoire rendent cette partition particulièrement touchante. Le violoncelle chante avec naturel et la chaleur de l’instrument se substitue au timbre du bandonéon dans une communion avec la guitare.

On a trouvé une une certaine résonance avec la Symphonie de chambre de Chostakovitch qui précédait la pièce de Piazzola. Si le langage et le mode de composition sont différents, on y ressent une douleur intime et profonde. Musique sombre, nocturne, grave. Le compositeur lui-même disait qu’il a composé là son propre requiem, puisque « personne ne songerait à écrire une oeuvre à ma mémoire. Aussi ai-je décidé de l’écrire moi-même.» Les douze musiciens de l’ensemble, debout en demi-cercle, ont la complicité d’un quatuor à cordes, une variété de timbres et de nuances que l’on entend rarement dans un si petit ensemble. Ils nous ont offert un grand moment de musique. Saskia Guye

CD - Bach, the 3 sonatas BWV 1027 - 1029

neuguitars.com | août 2016

Ovvero la complessità quando non viene percepita come tale, perché è portatrice di un messaggio di tale elevata bellezza che il nostro orecchio e il nostro cervello si sintonizzano su un’altra frequenza d’onda lasciandosi portare dalle onde musicali che ricevono e che sono in grado di lambire e curare il nostro spirito. Scusatemi, non volevo essere troppo mieloso, ma questo cd è davvero bello e interessante. Gli interpreti sono bravissimi e ascoltarli è puro piacere, e pensare che queste sonate dal loro interpretate magnificamente, BWV 1027-1029, erano state composte per viola da gamba e clavicembalo. Le conclusioni a cui possiamo arrivare ascoltando questo disco, che vede il chitarrista André Fischer registrare nuovamente per l’italiana Stradivarius, sono di due diversi tipi: nel primo non si può nuovamente rimanere stupiti di fronte alla grandezza della mente compositiva di Bach, del genio della sua scrittura e della bellezza della sua struttura musicale, talmente flessibile e articolata da poter essere tradotta e eseguita da altri strumenti, diversi da quelli previsti nella forma originaria. La seconda è l’intelligenza e la sensibilità artistica e culturale dei due interpreti, sinceramente è la prima volta che ascolto suonare assieme in duo questi due strumenti ed erano incerto sull’esito, se effettivamente, come scritto nel libretto che accompagna il cd, la chitarra poteva validamente sostituire il ruolo del clavicembalo, era il rapporto e il bilanciamento con il violoncello che presentava la maggiore difficoltà. Una difficoltà brillantemente superata due volte: non solo redistribuendo in modo efficace e equilibrato le voci tra i due strumenti senza oscurare o limitare nessuna delle loro rispettive capacità cromatiche, ma soprattutto senza alterare la struttura, le maglie del contrappunto di Bach, quella struttura architettonica impalpabile, all’apparenza fragile, che si mantiene, si sostiene e paradossalmente si moltiplica, sgretolandosi durante l’ascolto e che la quintessenza della bellezza espressa dal grande compositore tedesco.

Se in questo momento vi sentite preda delle cassandre musicali che come i corvi di Lady Macbeth da tempo intonano grigi e monocordi inni funebri alla musica di ieri, di oggi e di domani, l’ascolto di questo disco fa per voi, porterà nuova luce e speranza nelle vostre vite e vi dimostrerà, spero una volta per tutte, che la musica, la grande musica, di qualunque genere essa sia, vive attraverso le capacità dei suoi interpreti e della loro intelligenza creativa e musicale, non attraverso l’arroganza di chi, definendosi “critico musicale” si erge a baluardo di un tempo (per lui) ormai perduto oltre al quale non c’è più redenzione e di cui lui solo ne custodisce le chiavi, novello Sauron musicale. Oppure, fino ad esso avete ascoltato gli interpreti sbagliati, i grigi fotocopiatori di una tradizione che progressivamente si sbiadisce ad ogni loro banale passata. Apritevi alla fantasia e all’intelligenza di questi due interpreti eccellenti: Sébastien Singer al cello e André Fischer alla chitarra classica, rimarrete stupiti e ne uscirete rinvigoriti. Lunga vita.

CD - Bach, the 3 sonatas BWV 1027 - 1029

grey-panthers.it | juin 2016

La trascrizione – cioè la presentazione di opere ben note, molto spesso capolavori del loro genere, per strumenti diversi da quelli indicati nella partitura originale – è divenuta, da qualche tempo, pratica corrente e accettata. Una trentina d’anni fa, un concerto alla Scala di trascrizioni sinfoniche di musiche di Richard Wagner diretto – se ben ricordo – da Lorin Maazel aveva suscitato ridicole polemiche sino alla prima pagina del Corriere della sera (dimenticando che questa pratica, ad opera sopratutto di Franz Liszt, era frequentissima già all’epoca), e prima ancora il compianto Harnoncourt scomunicava ogni interpretazione che non facesse ricorso agli strumenti d’epoca. Tuttavia, dopo questo lungo periodo di integrismo, il rigore si è rilasciato ed oggi il pianoforte che sostituisce il clavicembalo non fa più storcere il naso ai puristi ed il sassofono è autorizzato a rimpiazzare il violoncello nelle Suites di Johann Sebastian Bach. Le sue Sonate per viola da gamba – che Pablo Casals aveva fatto conoscere attraverso le dense sonorità del suo strumento – ci vengono ancora proposte per il violoncello in questo interessante cd, la cui originalità è accentuata dall’accompagnamento che è affidato alla chitarra.

Ancora una volta mi sottraggo ad ogni polemica, e mi limito a rallegrami di questa scelta che non è né gratuita né provocatrice: l’agile articolazione della chitarra ben rimpiazza il complesso discorso del clavicembalo ed il suo timbro raffinato ed austero si lega perfettamente al violoncello di Sébastien Singer, che, senza scimmiottare la viola da gamba, ne ha tutta la delicatezza e l’eleganza.

CD - Bach, the 3 sonatas BWV 1027 - 1029

RSI Radio Televisione svizzera | janvier 2016

CD - Bach, the 3 sonatas BWV 1027 - 1029

L'Express / L'Impartial | janvier 2016

CD - Sébastien Singer et André Fischer enregistrent trois sonates.

 

Transcrire Jean-Sébastien Bach serait passé pour un sacrilège il y a quelques années encore. Aujourd’hui, on parle de re-création, la viole de gambe, en l’occurrence, se réincarnant dans le violoncelle de Sébastien Singer et la guitare dans le clavecin d’André Fischer. L’enregistrement des sonates BWV 1027 en sol majeur, 1028 en ré majeur et 1029 en sol mineur, pour viole de gambe et clavecin présente un trio d’œuvres qui ne demandaient qu’à vivre et à s’épanouir. L’adaptation de Singer et Fischer est légitime.

 

Il faut savoir qu’en ce temps-là Jean-Sébastien Bach composait sans désignation instrumentale stricte, et l’art de l’adaptation, Sébastien Singer et André Fischer, l’un et l’autre virtuoses passionnés de musique de chambre, l’ont démontré dans d’autres œuvres déjà. Cette capacité s’étend ici aux sonates de Bach sans se laisser entraîner à aucun jeu de couleurs. A aucun moment le violoncelle ne tire profit de ses ressources de puissance tandis que la sonorité de la guitare est très proche des cordes pincées du clavecin. On écoute ce CD d’un bout à l’autre sans s’arrêter avec un intense intérêt. DDC

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